RICERCA DEGLI ANTICORPI ANTI TREPONEMA PALLIDUM IGG – IGM
La sifilide è una malattia batterica causata dal treponema pallidum che provoca una lesione nella zona del contagio e, se non debellato, tende a diffondere su tutto il corpo.
Nella maggior parte dei casi il contagio avviene attraverso i rapporti sessuali di qualsiasi tipo: vaginali, anali, ma anche orali.
Mentre i patogeni di altre malattie sessualmente trasmesse diffondono attraverso le lesioni delle mucose, il treponema diffonde anche attraverso le mucose integre ed è, perciò, più insidioso e temibile.
A contagio avvenuto, dopo un periodo di incubazione che dura mediante 3-6 settimane, compare, nel punto di ingresso del batterio, come un nodulo o ulcera rotondeggiante, solitamente non doloroso, chiamato sifiloma che tende a scomparire.
L’infezione, però, se non trattata, resta ed il batterio tende ad invadere l’organismo dando luogo allo stadio secondario della malattia caratterizzato dalla presenza di papule, piccoli rilievi della pelle privi di pus che compaiono sul palmo delle mani, sulla pianta dei piedi e nella zona di contagio.
Il paziente può, inoltre, accusare febbre, cefalea, inappetenza, perdita di peso, stanchezza, dolori ai muscoli ed alle articolazioni, disturbi alla vista, mal di gola ed, in qualche caso, perdita di capelli.
I sintomi possono scomparire e ricomparire ad ondate, con intensità variabile. Anche in questa fase la patologia, se non adeguatamente trattata, è contagiosa.
Se anche questi sintomi e segni non vengono correttamente diagnosticati e trattati, a distanza di anni e, spesso, dopo un periodo di latenza, completamente asintomatico, possono svilupparsi i caratteri della terribile sifilide terziaria con gravi danni al sistema cardiocircolatorio, al fegato, alle ossa, alle articolazioni e, soprattutto, al cervello con graduale cecità, perdita di memoria, demenza, paralisi progressiva e, nei casi più disperati, la morte.
Molti dei test di laboratorio come in passato, ancora oggi utilizzati, quali WASSERMANN, TPHA, VDRL, ecc non sono in grado di definire, in maniera certa, se la malattia è ancora in atto e quale ne sia la gravità.
Si dispone ora, al posto dei succitati esami, di test che prevedono la ricerca degli anticorpi anti treponema pallidum IgG e IgM.
La presenza degli anticorpi IgG indica che il paziente è stato a contatto con il batterio ed ha sviluppato gli anticorpi che, a differenza di quelli sviluppati a seguito del contagio da altri virus o batteri non sono immunizzanti, cioè il paziente dopo la guarigione, potrebbe infettarsi di nuovo se viene a contatto con il patogeno.
La presenza degli anticorpi IgM indica che c’è una infezione in atto la cui gravità è proporzionabile al valore numerico che la esprime.