PARVOVIRUS B19

Il Parvovirus B19 è il più piccolo DNA-virus patogeno per l’uomo responsabile della cosiddetta "quinta malattia". 

Epidemiologia e trasmissione
L’infezione da B19 è diffusa in tutto il mondo e si riscontra in ogni periodo dell’anno, con una maggiore incidenza nei mesi da marzo a giugno. La trasmissione del B19 avviene generalmente per via aerea: il virus è stato riscontrato nelle secrezioni nasali e della faringe.
Nelle epidemie scolastiche, la trasmissione interpersonale può essere più importante di quella per aerosol. Infatti, il B19 si diffonde non solo con le goccioline di saliva ma anche attraverso gli oggetti infetti, quali le suppellettili, su cui il virus rimane stabile per diverse ore.

Manifestazioni cliniche
Circa il 25-30% dei soggetti esposti al rischio di contagio durante le epidemie sviluppa anticorpi senza manifestare sintomi (infezione asintomatica).
Megaloeritema è la più tipica e comune manifestazione clinica dell’infezione da B19, consistente in un esantema eritemato-maculo-papuloso localizzato alle guance, al tronco e all' estremità degli arti. Il periodo dell’incubazione è generalmente compreso tra 4 e 14 giorni. 
Crisi aplastica transitoria è stata la prima manifestazione clinica associata all’infezione da B19 ed è caratterizzata dalla brusca comparsa di anemia grave con assenza di reticolociti.
Durante la gravidanza è possibile che il Parvovirus B19 attraversi la barriera placentare. 
Se l’infezione viene acquisita nelle prime 20 settimane, si verifica la morte del feto nel 3-9% dei casi. 
Nel secondo trimestre, a causa dell’enorme aumento della massa eritrocitaria fetale si può manifestare l’idrope fetale.  
L’infezione nel terzo trimestre, essendo più valida la risposta immunitaria fetale, può essere seguita dalla nascita di un bambino affetto da anemia o, eccezionalmente, da natimortalità. 
Tuttavia, l’evenienza più frequente di un’infezione materna da B19 è la nascita di un bambino sano, anche nei casi associati a positività delle IgM specifiche. 
Oltre alla riduzione del numero dei reticolociti, con conseguente anemia aplastica, il B19 può causare linfopenia, neutropenia e piastrinopenia o trombocitopenia che richiedono una rapida ed adeguata terapia.
Nei soggetti incapaci di sviluppare una valida risposta immunitaria, il virus può rimanere attivo a lungo, causando anemia cronica, talora associata a leucopenia e piastrinopenia.
La diagnosi diretta da B19 si effettua con la ricerca del DNA virale nel siero mediante polymerase chain reaction (PCR) o nei tessuti mediante ibridazione in situ. 
La risposta anticorpale può essere valutata mediante la ricerca di IgM e IgG specifiche con metodi ELISA o RIA. Le IgG anti-B19 si riscontrano alcuni giorni dopo le IgM e possono persistere per tutta la vita.
L’infezione da B19 generalmente non richiede trattamento. Nei casi di grave anemia, non esistendo una terapia eziologica specifica, si possono utilizzare le immunoglobuline aspecifiche endovena. E' da considerare con attenzione casi di donne in gravidanza con idrope fetale dove si è dovuti ricorrere a trasfusioni intrauterine oppure infusioni di immunoglobuline alla madre, con benefici per il feto non ancora accertati.
L’allestimento di un vaccino anti-B19 sarebbe giustificato non solo dalle crisi aplastiche o anemie croniche che il virus causa nei soggetti predisposti, ma anche dalle conseguenze dell’infezione in gravidanza sia immediate che tardive.

 

Dott.ssa Biologa ANGELA GADALETA
Responsabile del settore di Ematologia

del Centro Bio-Medico dott. M.Papagni -TRANI-